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Dove ti aspettavo sola - Assemblaggio corale disgregato di Sempresveva - giuga 1 e Poison

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Poesia / racconti di Poison

Un attimo fotografato, una stagione ribelle

segni indelebili nella memoria

come il volo di ben strani uccelli

che si posano tra rami di tiglio

 

Voli a planare su fiumi scoscesi

e declivi d'incanto a raso

mi colsero tra le fughe del cielo

tra nubi sospinte dal vento

a rincorrere tempi passati

 

Mi maturò il tempo gli anni

tra vasti prati ghiacciati d'inverno

dove ti aspettavo sola,

divisa tra rimpianto e malinconia

 

Oh come si accese il viso al vederti,

mentre il vento sussurrava piano,

dimmi se ti devo portare

dove il dolore non si tinge mai di nero

e sa colorare di rosa il pensiero

 

Dove un amico ti rincorre

e ti grida ansante e stanco,

Aspettamiiiii,

mi son scordato le sigarette!!!!

 

Commenti

    dove ti.........

    Giovanni Lo Curto
    mi rende perplesso questa interazione nell'assemblaggio poetico.
    Forse perchè, il mio mondo artistico lo considero soltanto mio.
    Ma è una considerazione soggettiva, scevra di qualsiasi argomentazione
    ferragginosa.
    Certamente l'arte è manifestazione spontanea.
    L'arte viene sublimata, quando la spontaneità è passata attraverso un bagaglio di maturazioni emotive, e, quindi, lo sperimentare è qualcosa che appartiene alla stirpe degli uomini.
    Quel che emerge non è lo sperimentare "comunque" è il piacere nel constatare la voglia di stare e fare. nel modo più semplice e cordiale.
    :) :) :)

    Diciamo che è un

    Diciamo che è un assemblaggio di tre modi diversi di fare poesia,

    ognuno ha mantenuto il proprio per poi amalgamarlo in un'unica

    "opera" (mi si permetta l'uso improprio di questo termine)

    Se vogliamo possiamo anche chiamarlo gioco, perché poi è stato proprio questo,

    un modo come un altro per interagire fra noi.

    Redattore di AM

     

    Tutti

    ...bravi. Complimenti

    Bravi, complimenti,

    Bravi, complimenti, esperimento riuscito

    Be' devo dire molto

    Be' devo dire molto originale e poi quel finale veramente a sorpresa..ahahahahahhahah. Bravi.....bis...anzi tris!!

     Che dirvi...non

     Che dirvi...non ho paroleRisata

    Ditrettrice AM

     http://dollydoll.myblog.it/

    Se mi posso permettere

    vorrei tentare di esporre il mio breve Occhiolino parere.

      

    E' evidente lo stato di alterazione momentanea dei tre, dico tre, autori (non si sa chi stia peggio).

    Nella prima strofa abbiamo già pesanti indicazioni circa l'evidente precarietà emotiva vissuta dai protagonisti: passi "l'attimo fotografato"  (meno male che hanno evitato "l'attimino", roba da galera), possiamo concedere la "stagione ribelle"  (quale? la giovinezza, l'infanzia, quella attuale?), ma certamente non si può evitare di venir colti da allarmanti inquietudini per quei "ben strani uccelli" che svolazzano tra i tigli. Di quale particolare specie ornitologica si tratta?

    O dobbiamo forse intendere questa una sottile metafora di ben altro tenore?

     

    Proseguiamo con quel "voli a planare" che ricorda la Bertè mentre canta "Non sono una signora" e ripete più volte il concetto, anche se lei lo declina col  nome al singolo "è un volo a planare..." e giungiamo ad un visione decisamente romantica, arcadica direi, con quei bei fiumi scoscesi e declivi di raso e un tripudio di nubi a ricordare che somigliano al tempo passato sospinto lontano dal vento.

    Che bei momenti.

     

    Poi, il dramma. Non c'è dubbio che qui la scrivente è una lei delle due, costretta ad aspettare il suo lui in un desolato panorama invernale  (speriamo metaforico e non reale, perché l'idea di una poveretta intirizzita in una landa ghiacciata è veramente crudele).

    Per fortuna, nella strofa seguente, si profila il lieto fine del ricongiungimento tra i due ed è molto tenera l'immagine di lei che, non solo è contenta di rivederlo (forse perché se ne va via dai prati ghiacciati) ma che, piena di amorevole sentimento, lo vuole portare in salvo, "dove il dolore non si tinge mai di nero" e (ma non ne siamo certe) lo stesso dolore tinge di rosa il pensiero.

    O è il pensiero che tinge di rosa il dolore...  Forse al lettore spetta la difficile interpretazione.

     

    Il finale è, senza dubbio, ermetico e sono legittime alcune domande:

    1. chi è questo sedicente amico e di quale dei tre autori?
    2. perché avanza questa richiesta: è in astinenza da nicotina e vuole scroccare una sigaretta o voleva omaggiare lui i protagonisti con tale offerta?
    3. dove avviene il tutto?

     

    Conclusione: è sempre interessante la sperimentazione poetica perché aiuta il lettore a farsi domande. Tante domande. ..

    Grazie!Sorriso

     

    p.s. siate clementi per questa mia prima (forse anche ultima ) recensione, che tanto sudore della fronte mi è costata.

    Speravo fosse più

    Speravo fosse più prolissa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Occhiolino

    Redattore AM

    Ci possiamo provare

    un'altra volta, autori permettendo Sorriso

    Permettiamo, eccome se

    Permettiamo, eccome se permettiamo

     

    Redattore di AM

     

      Un trio

     

    Un trio originalissimo, da cui non potevamo aspettarci che un simpaticissimo risultato Risata

    Ahahahahah ....

    Ahahahahah .... miticiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Redattore AM

    www.pensierinsintonia.splinder.com

    Scrivere è liberazione dell'anima

    Il fumo uccide la

    Il fumo uccide la fantasia!!!!

    Redattore AM

    -

    e il romanticismo Occhiolino

    Redattore di AM