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Sacra conversazione
Nell'ipogeico e sacro padiglione
Sollevi al ciel la patena con gli occhi
Mentre lo sguardo verso l'alto oppone
Agnese che vietò il corpo si tocchi.
Col codice in mano, sta inginocchiato
Zaccaria , su cui grande afflato posa.
IL bimbo si ritrae spaventato
Per quell'intera vita operosa.
In un rosato nimbo abbarbagliante
Troneggia la maternità:quel dono
Lega al progetto del divino amante
Il sacro e il profano nel perdono
Come un vascello nell'oceano guada
il tempo prima del suo rientro in rada
Così la tela parla e non pronuncia
Confini se al confine si rinuncia .
Da sinistra si riconosce la "mia santa siracusana”, Lucia, che allude alla verginità mariana e propria di martire (ha il ramo di palma nella destra) e solleva la patena con gli occhi, suo simbolo, evocandone - in perfetto codice razionalista rinascimentale - il valore di strumento di conoscenza della verità in rapporto alla loro tensione a Dio; seduta accanto, è la giovane S. Agnese, vergine e martire che ribadisce i valori di Lucia e il legame ideale con Maria come modello. La santa romana è seduta, in un'estasi quasi dolorosa che la porta a levare gli occhi al cielo, verso lo Sposo celeste (ricordo di quel suo motto durante il martirio: "Meglio perisca questo mio corpo, che può esser bramato da occhi che non voglio!"). A rafforzarne l'intento, un codice dell'Evangelo aperto fra le mani.
Inginocchiato ai piedi della Vergine col Bambino è S. Zaccaria. Il padre del Precursore è raffigurato a sua volta con un grosso codice, che allude alla sua stretta osservanza della Legge e dunque simbolo della devozione religiosa, ma la reazione che ha il Bambino all'accostarsi dello zio è solo una delle ammirevoli bizzarrie di un pittore intriso di quello spirito che la Riforma deprimerà presto e che la Controriforma farà accantonare del tutto. L'umanità del Cristo che si ritrae impaurito è presa di sana pianta dall'osservazione di quotidiani cliché relazionali fra vecchi e bambini, in genere questi ultimi impauriti dalla facies dei primi, canuti e rugosi e quindi da qui la paura dell’ avanzare degli anni.
Alla spiritualità mistica delle due figure di sante a sinistra il Pontormo contrappone la quotidiana dimensione terrena della maternità, fulcro del "dono" di Dio nel programma di riscatto dell'umanità e di ristabilimento del patto violato dai Progenitori. E che si sia in un clima di "conversazione" sì "sacra", ma anche intenta - come di quei tempi è tipico - a cogliere l'unità del sacro e del profano, lo dice lo sguardo complice e intensissimo che corre fra l'Arcangelo Michele, raffigurato con la bilancia - simbolo del suo essere guerriero e giustiziere, protettore delle categorie che usano la bilancia come strumento di garanzia di onestà e precisione, e la Vergine stessa (che evoca nel viso e nella postura, come S. Lucia, stilemi forse desunti in ambito romano dalla visione di affreschi nella Domus Aurea o in altri luoghi della riscoperta della pittura imperiale). E possibile trovare un ductus narrativo da sinistra a destra - del tipo: misticismo, terrenità, prassi - per tornare alla centralità con più punti di fuga del gruppo della Madre col Figlio
.Rilevante anche notare come l’artista sia riuscito a rappresentare i tre stadi della vita umana , infanzia maturità vecchiaia ,e le tre scene si sviluppano in uno sfondo luminoso dove a differenza del beccafumi l’artista non gioca con le ombre nè con squarci di luce .
L incertezza della vita e la certezza del divino (grazia e inquietudine ) accompagnarono l‘esistenza del Pontormo, e di tutti i manieristi.

Una gran bella descrizione
Una gran bella descrizione molto esauriente che chi non conosce la storia di quest'opera d'arte
Così la tela parla:
è proprio vero davanti a certi capolavori.
Ho visto di recente la reliquia della santa a Venezia: piccola, con mani e piedi mummificati, con una maschera sul viso, quasi commovente nella sua consunzione terrena e per questo ancora più alto il mistero della santità.