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Mi sono assopita
ebbra di troppo male
ed ho sognato di vivere ancora...
Un fremito di zefiro
ha issato le mie palpebre
sulla zattera dell'ardore
e le mie iridi affrante
hanno ripreso la rotta
nelle rapide dell'essenza;
un seme di sole come timone
una canzone come àncora
E' tempo di rinascita,
e' tempo di risveglio
e' tempo di una nuova corsa...
Scaglio le mie scarpe
contro la ruggine del fiato
e i miei piedi ad ogni passo
lasciano impronte di sangue,
ma non mi fermo, avanzo
sempre più celermente
insensibile alle vescicole,
pestando pezzi di vetro...
E incedo verso l'oscuro
superando tenebre accecanti:
i miei occhi non temono più la luce...
Miscelo le mie insipide lacrime
alle salate gocce di ottimismo
e sprofondo in impluvio zeppo
di salde emozioni liquefatte,
riemergo, inspiro avidamente
poi mi rituffo per sciogliere
la mia trascorsa capitolazione
e soffoco la signora con la falce...
Gocciolante di felicità, corro
incurante delle nuove spine,
che graffiano la mia pelle...
Ho scelto di vivere,
non di sopravvivere...
Ha già detto tutto
Ha già detto tutto Rita
Molto belle le parole finali,
sempre meglio vivere che sopravvivere, hai ragione
Poesia determinata, dove la
Poesia determinata, dove la forza e il coraggio di vivere, di farcela e andare avanti soffiano prepotenti sul cuore. L'autrice, in questi versi, ci parla della convinzione che ha di conquistare con tutte le sue forze quella felicità che le appartiene, distruggendo "le spine del dolore" pur graffiandosi, pur sentendosi soffocata. Perchè la vita va vissuta... nel vero senso della parola. Splendida!