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ADELPHI Piccola biblioteca 274
2008
978-88-459-0856-9
124
euro8
Dalla quarta di copertina: Questo tratterello, vera perla nascosta negli scritti postumi di Schopenhauer, qui per la prima volta tradotto in italiano, venne elaborato "come un pulito preparato anatomico" per dare una sistemazione formale agli "artifici disonesti ricorrenti nelle dispute". [...]
L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi Questo è un trattato tradotto in lingua italiana solo negli anni ’90 e fa parte degli scritti postumi di Schopenhauer. Chi ha avuta l’accortezza per studio o il piacere di leggere le opere di Schopenhauer per cultura personale saprà che, averlo letto o studiato ha significato e sempre significherà addentrarsi in tematiche filosofiche di complessa dottrina purista. Complessa per i contenuti di altissimo pensiero e ancora più difficile per costruzione lessicale. Leggere Schopenhauer non è dunque facile e necessita di una preparazione filologica e semantica insieme e, non di meno, della conoscenza del pensiero ellenistico, in primis, e di quello dei grandi pensatori del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Periodo nel quale lo stesso Schopenhauer è vissuto e morto (Danzica 1788 – Francoforte sul Meno 1860). Ciò detto e tralasciando le sue maggiori opere: “Il mondo come volontà e rappresentazione”, “Sulla volontà della natura”,” Sul fondamento della morale” e tante altre ancora, vorrei soffermarmi sul ccontenuto di questo trattato che considero di notevole interesse sotto il profilo della didattica comparativa del pensiero filosofico. E cioè, l’analisi del ragionare secondo criteri dialettici finalizzati al contradditorio nel quale, l’essenza e la natura di questo può essere amplificata o ridimensionata a seconda del proprio intendere nel cercare “artifici disonesti ricorrenti nelle dispute”. Schopenhauer indica in 38 stratagemmi il metodo per ottenere ragione sia quando la si ha o si crede di averla, ma anche, e soprattutto, quando si è convinti di dire falsità e si vuole fare intendere che così non è. Schopenauer - in questo specifico trattato – pone dei traguardi non valicabili secondo il suo intendere affrancandosi, nientemeno, da alcuni pilastri del pensiero quali Aristotele, Cicerone ed Hegel. Schopenhauer quindi, mette in discussione Aristotele nei contenuti degli otto libri dei Topici e accusa Cicerone di avere elaborato il suo peggior scritto nei propri Topici avvalendosi della struttura contenutistica di Aristotele. Penso sia evidente in maniera eclatante che un tale pensiero accusatorio nei riguardi di pensatori del calibro di Aristotele, Cicerone e poi Hegel, non possa non solo passare inosservato, ma addirittura sembrare blasfemo agli occhi dei maggiori studiosi e critici. Schopenhauer avoca a sé, però, il pensiero di Kant che annota e considera quale modello da seguire insieme a quello di Machiavelli indicando per quest’ultimo Il principe per la sua peculiare forma espressiva della dialettica. E’ davvero difficile ancora oggi immaginare perché il pensiero di Hegel e Schopenhauer (suoi contemporanei) divergano così tanto nell’intendere la dialettica. Schopenhauer (giusto per semplificare il concetto) indica nella filiazione al marxismo di Hegel la costruzione errata della dialettica. Dice che questa deve prescindere da intendimenti suggeriti dalla realtà che il pensiero conosce. Il pensiero deve, continua, sempre essere individuale e mai preso da ideali massificati che hanno in seno già il pensiero di altra persona spalmato per imposizione sulla massa. Per entrare nel merito di questo trattato, tralasciando ulteriori paragoni e distinguo su altri filosofi, indico qui, per meglio comprendere, cosa intende Schopenhauer quando enuncia, appunto, il suo convincimento sull’Arte di ottenere ragione. Sostiene: “La dialettica eristica (l'arte del ragionare su argomenti sottili e speciosi) è l’arte di disputare, e precisamente l’arte di disputare in modo da ottenere ragione. Si può infatti avere ragione nella cosa stessa, e tuttavia avere torto agli occhi dei presenti e talvolta perfino ai propri. Ciò accade quando l’avversario confuta la mia prova, e questo vale come se avesse confutato anche l’affermazione, della quale però si possono dare altre prove. […] Dunque, la verità oggettiva di una proposizione e la validità della medesima nell’approvazione dei contendenti e degli uditori sono due cose diverse. (A quest’ultima è rivolta la dialettica). Da che cosa deriva tutto questo? Dalla naturale cattiveria del genere umano. Questa è (conclude) l’impalcatura di base, lo scheletro di ogni disputa: abbiamo dunque la sua osteologia (ramo dell'anatomia riguardante lo studio delle ossa - estens. riguardante la struttura portante di un discorso). Perciò io offro degli stratagemmi senza badare al fatto se objective (obiettivamente) si abbia ragione o torto: infatti non possiamo saperlo con certezza nemmeno noi stessi e deve essere stabilito proprio mediante contesa”. (Questi assunti hanno riscontro, per chi volesse, a pagina 23 dell'ultima edizione del 2008). Il trattato, a questo punto, viene esplicato in trentotto esempi di stratagemmi con i quali competere e confutare tesi. Qual è il paradosso di questo trattato? Ognuno può dare una sua interpretazione ma è certo che da questo si evince in maniera plateale che anche lo stesso Schopenhauer potrebbe essersene servito per propugnare e sostenere le proprie tesi filosofiche. Questo è sicuramente un mio personalissimo modo di intendere che ha trovato riscontri tra alcuni dei maggiori recensori (quali il professor Franco Volpi) ma che non vuole minimamente inficiare (e ci mancherebbe) la complessa opera filosofica di Schopenhauer. Il fatto che egli stesso lo abbia tenuto nel cassetto e che sia stato edito dopo la sua morte, e che solo negli anni novanta sia stato tradotto in lingua italiana, porta a immaginare che lo stesso autore abbia avuto timore che potesse essere male interpretato. Recensire, recuperare e proporre all’attenzione questo trattato significa indicare una delle tantissime strade per meglio comprendere il pensiero filosofico e, specificatamente, della dialettica eristica. Vincenzo Atzeni
ehm
sortilegio
i miei figli lo hanno letto, ora dopo la tua recensione mi tocca leggerlo anche a me
Argomento interessante...
Argomento interessante... molto interessante ed esauriente. L'ho letto con viva attenzione soffermandomi su alcuni punti: “La dialettica eristica (l'arte del ragionare su argomenti sottili e speciosi) è l’arte di disputare, e precisamente l’arte di disputare in modo da ottenere ragione. Si può infatti avere ragione nella cosa stessa, e tuttavia avere torto agli occhi dei presenti e talvolta perfino ai propri" e ancora: "Qual è il paradosso di questo trattato? Ognuno può dare una sua interpretazione ma è certo che da questo si evince in maniera plateale che anche lo stesso Schopenhauer potrebbe essersene servito per propugnare e sostenere le proprie tesi filosofiche"...
Ottima la recensione! Complimenti!