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Questo romanzo di Stefano Zecchi è datato 2003 ed è stato ripubblicato diventando un best sellers tra gli Oscar Mondadori. E' certo che per meglio comprendere questo romando e soprattutto l'autore, sarebbe meglio avere letto i saggi che Zecchi ha pubblicati. Dico questo in considerazione del fatto che questo romanzo non lesina valutazione di carattere psicologico sapendo entrare con delicata cautela nell'animo umano. Cosa che Zecchi ha nel suo bagaglio culturale e di docente di Estetica. Leggere questo romanzo, significa tentare di meglio comprendere sì una storia affascinante ma anche i risvolti positivi e negativi di una adozione. Malindi, la protagonista, una bimba di sette anni nata nel nord dell'India, in una di quelle zone più povere ed arrettrate del Paese, vive felice coi genitori. Non si lamenta di nulla e nessuna preoccupazione la distrae dalla felicità del suo vivere benché in quasi totale povertà. Una madre ed un padre che ama devotamente e che nel limite delle loro possibilità cercano di darle tutto ciò che possono. Il padre lavora saltuariamente come spalaneve nelle strade di montagna oltre che curare il suo piccolo pezzo di terreno quando il tempo lo consente e alcune capre con le quali può sfamare la famiglia grazie al latte e i suoi derivati. Un tragico giorno, spalando la neve, è vittima di un incidente mortale. Con lui muore il futuro della famiglia che improvvisamente viene privata dell'unica fonte di sostentamento. La povera Malindi, tra le lacrime amare della madre viene venduta per pochi soldi ma solo ed unicamente (paradossale ma vero) per il bene della stessa bambina che viene sì comperata ma per essere poi affidata a miglior sorte. Almeno questo è la speranza della madre. Malindi non vorrebbe andare ma comprende, per quanto piccola, che forse è l'unica soluzione per tutti. L'uomo che la compera, per fortuna, si rivela persona seria anche se la madre, molto preoccupata, mai più saprà o avrà notizie della figlia. Dopo varie vicissitudini e per fortuna tutte non sgradevoli per la bimba che impara a conoscere un mondo diverso, viene adottata da una famiglia milanese benestante. Una famiglia che le dona tutto l'amore possibile e che rende serena ed appagata Malindi. Conosce un'altra civiltà ed un benessere che non sapeva potesse esistere. Frequenta le migliori scuole e i suoi genitori adottivi sono pienamente ripagati dalla bimba che sente di essere entrata a far parte di un mondo di affetti contraccambiati, e non di maniera. Malindi è felice, ma pensa quotidianamente al padre deceduto e alla madre lasciata sola sui monti della povera India. Soffre molto ma non dice nulla ai suoi nuovi genitori perché a questi nulla ha da rimproverare. La madre adottiva non ha potuto avere figli e, quindi, Malindi (molto fortunata considerando la precarietà di molti bimbi adottati) rappresenta per questa tutto il presente ed il futuro in termini di benessere affettivo e speranze. La casa di questa famiglia milanese si colma di una gioia indicibile e di un calore insperato. Malindi impara presto la lingua e studia con ottimo profitto. Passano gli anni ed è sempre felice pur nascondendo sempre tutte le sue angosce . Al momento di decidere quali studi universitari scegliere, ragiona e pensa a quanto l'India abbia necessità di tante cose ma soprattutto di gente che possa portare aiuto alle famiglie più bisognose. Decide, quindi, di iscriversi in medicina dove si laurea a pieni voti. Sa quanto, dove è nata, possano essere necessari i medici. A Milano non le manca nulla ma sa anche (incomincia a pensare) quanto la sua opera di medico potrebbe essere utile in India. I genittori adottivi sono ormai avanti negli anni e Malindi a questi è più che riconoscente. Non avrebbe potuto sperare in meglio. Decide però, sapendo di recare un dolore fortissimo ai "suoi", che il suo operare sarebbe certamente più utile in India che non a Milano dove sa non mancare nulla. Parte quindi per un viaggio in India alla ricerca delle sue origini. Viene a sapere che la madre è morta e rivisita il piccolo paese dove è nata. Ma ciò che la rende infelice è il notare quanto il tutto di quella zona sembra essersi fermato al giorno della sua partenza. Povertà e miseria la fanno da padrona. Ha lasciato un Continente dell'oppulenza che l'ha accolta con tanto amore e permettendole di essere quello che è diventata ma sente che non può mancare a quello che considera un suo dovere. Si mette in contatto coi genitori a Milano comunicando loro la sua decisione, conscia del dolore che avrebbe loro arrecato. Infatti! Dice loro di aver deciso di fermarsi in India per mettersi a disposizione dei più diseredati in qualità di medico nonostante le comprensibili insistentze della madre che non vuole perderla e la supplica di tornare a Milano. Lei è irremovibile e si stabilisce in India adoperandosi in un piccolo ospedale dove sa di potere offrire anche gratuitamente un importante aiuto. Amata per caso è un romanzo che ha nel titolo tutto il significato più intrinseco di un'adozione. Per caso sì, ma è necessario entrare, come dicevo all'inizio, in quel settore della psicologia umana non facilmente comprensibile. In una cultura totalmente diversa dalla nostra dove una madre, per quanto sciagurata, non venderebbe mai il proprio figlio (anche se oggi assistiamo a cose ancora peggiori). La madre naturale di Malindi si era posta questo interogativo: tenere mia figlia consegnandola ancora bambina ad una sicura morte per stenti, o provare ad assicurarle un futuro migliore? Fece bene, fece male? Non credo che stia a noi giudicare ma una cosa è certa, ed il romanzo la mette bene in evidenza in alcuni passaggi straordinari e deliziosi; nessun bambino o bambina adottati, per quanto bene riescano ad ottenere, potranno mai scordare o desiderare di vivere anche poveri purché accanto ai genitori dai quali sono sempre stati ben trattati e amati. Certo, diverso è il caso di milioni di bimbi orfani e che vivono in condizioni disperate. Ma Stefano Zecchi ha saputo cogliere in fondo all'animo quello che spesso ci sfugge. Chi può dire che sia meglio sottrarre una bimba alla propria madre che vive nella più nera povertà? Chi è in grado di giudicare che nel caso di Malindi e tanti altri, sia per loro meglio una vita nella ricchezza lontano dagli affetti veri e corrisposti? Interrogativi pesanti! Questo romanzo non va solo letto ma assimilato e riletto per comprendere quanto molti bambini d'oggi (e non certo per colpa loro) siano distanti dalle realtà vere e da quelle più importanti che sono quelle affettive. E cioè quelle che sono distanti mille anni luce dalle materiali. Vincenzo Atzeni
Una storia che mi ha molto...
Una storia che mi ha molto coinvolta.
L'adozione è stata da sempre una gran bella cosa da un lato ma, dall'altro, ha suscitato sempre tanti perchè... tanti se... tante domande spesso, molto spesso rimaste senza risposte! Ad ogni modo, voler ritrovare le proprie origini è quanto, ogni bambino adottato, desideri da grande pur vivendo negli agi, pur avendo avuto una buona educazione ed essendo stati amati tantissimo. Le proprie origini e la propria terra restano sempre e comunque un bene prezioso che non si deve e non si vuole dimenticare! Grazie per aver proposto questo libro dall'argomento sempre attuale e che da sempre ha suscitato profonde riflessioni e complimenti per l'esposizione.
Bravo Vincenzo...una
Bravo Vincenzo...una recensione precisa e scorrevole nella lettura...complimenti...senz'altro un ottimo libro.
Non mi arrendo...
indosso nuove ali
e ricomincio a volare