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Sotto la luce dell’edace tramonto
sulla parete della cara montagna
incisi le nostre iniziali col fuoco
della gioventù – che ogni cosa sa
tranne di sé
Noi, noi sempre adolescenti
L’amore crebbe
giocando in groppa ai cavalli
e alle ombre che al crepuscolo
s’impennavano allungandosi
con aria quasi minacciosa;
ma nelle sere di quelle estati
sì calde, madide d’innocenza,
in quelle sere
dei primi vergognosi baci
i vecchi davano la stura
a chiacchiere e crepitii
davanti ai fuochi accesi
contro il rigor lungo la schiena
per vecchiaia o paura dell’Ignoto
E infine insieme torno torno
tutti si mangiava il pesce
appena pescato e subito cotto

Di questa notte tzigana
.- complice Diana
atta a sfidar del Firmamento
la furia e il lucore per intero -
sul far del dì noi diremo,
con nostalgia rappresa
fra denti lingue unghie,
che sì amore fu consumato
tutto in eterna caccia,
scalciando le lenzuola
ma tenendo ben salde
le dita intrecciate a ritmo
di non arresi pelvici movimenti.
Da un po’ ha smesso di venir giù
la pioggia, e la sera già si sta spiegando
col suo impenetrabile sudario;
nei cortili s’adagiano le ombre furtive,
nascondono tombini, rivi d’acqua,
canali di scolo e ogn’altra cosa.
La città un labirinto di auto,
e io parcheggiata in stazione
aspetto in quiete inquieta
il treno.
Mi torna in mente l’età lieta
di quand’eravamo poco più
che bambini;
tu per andare da tua nonna
passavi in bici davanti alla rete
del mio giardino ch’era
quasi un tutt’uno
con quello di edere e di ortiche
in stazione, però mai curato
da alcuno.



Sedussi la voce
la resi docile, gestibile.
il fiato divenne parola
e il silenzio sospiro.
I tuoi occhi addosso,
sulla pelle fredda
del mio corpo di ragazza.
Sedussi te
perdendomi ai confini dell’immenso
ti assoggettai al mio bisogno.
Il tuo corpo divenne spada
il mio corpo scudo.
Tra le tue braccia avrei voluto morire
mentre mi tenevi stretta
con occhi di brama
Vinsi così la mia battaglia
rubandoti il cuore