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Si presenta essenzialmente suggestiva nell'espressione e stilisticamente efficace la poetica di Graziana Bernabei.
I suoi versi sono immediati quanto determinati riuscendo a trasmettere al lettore emozioni su emozioni.
Singolare e di pregevole impatto emotivo trovo la poesia dal titolo: "Troppo stretto", dove con taglio incisivo e reciso l'autrice sapientemente congela ogni possibile ed eventuale sviluppo di un discorso d'amore. Un momento che potrebbe inutilmente dilungarsi nella retorica scontata di un sentimento, in quanto ha perso nel tempo luminosità e consistenza. Poesia inizialmente dal sapore appassionato, sembra lasciare precludere a ben altre aspettative anche se, l'uso del verbo passato, non lascia molto spazio ad un lieto finale: "Ho lavato quest'anima/ con acqua distillata/ per non rovinarne/il tessuto morbido./Solo per te..." laddove la spinta del sentimento che prova verso l'amato, è così forte da allontanare dall'anima ogni altro pensiero. Tutto questo perché egli possa essere il solo a goderne la bellezza e la purezza, così come scrive: "perché tu vedessi/ciò che nessuno/ha potuto vedere mai/Perché tu mi spogliassi/ delle mie paure/per vestirmi di te/. Denudare così la propria anima, per vestirsi della sua essenza, del suo amore, diventando un unico afflato. Poesia che ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine quando, con estrema lucidità e chiarezza, l'autrice ci confessa che: " Poi ho spento le stelle/ed ho cancellato/con la gomma/questo cielo/troppo stretto per noi". Un'onda quindi, avvolta da un pensiero deciso, dalla quale si fa trascinare senza pausa e che s'abbatte sullo scoglio del cuore, quasi come se volesse esprimere in una sola volta, la morte dell'amore.
Ed è con questo suo stile lineare e scorrevole, arricchito da una vena di sofferta malinconia, che affida il canto di struggenti rimpianti in delicate scansioni. Poesia breve, ma non per questo meno apprezzabile e coinvolgente, nella quale un nostalgico sentimento si eleva al cielo con note lievi e altamente poetiche.
Recensione di Rita Minniti
Graziana Bernabei
Troppo stretto
Ho lavato quest'anima
con acqua distillata
per non rovinarne
il tessuto morbido.
Solo per te
perché tu vedessi
ciò che nessuno
ha potuto vedere mai
Perché tu
Mi spogliassi
delle mie paure
per vestirmi di te
Poi ho spento le stelle
ed ho cancellato
con la gomma
questo cielo
troppo stretto per noi.
Con sapienza ed eleganza, dal gusto raffinato e determinato, si presenta la poetica di Francesco Scolaro. Un autore, che sin dall’inizio delle sue pubblicazioni, ha dimostrato una forbita proprietà di linguaggio, caratterizzato e impreziosito da pregevoli metafore. Svariata è l’ispirazione, dove dipinge in maniera egregia e sapiente, argomenti che lasciano spazio ad ampie e sofisticate riflessioni che si accompagnano, al contempo, a momenti intimistici di grande spessore poetico.
Ho trovato particolare e riflessiva: “Certi Sentieri”, dove l’autore descrive l’importanza dell’amore spirituale dell’anima, ispirato ad una persona cara, mettendo in chiara luce l’amore “divino”. Il messaggio che vuole trasmettere è soprattutto un monito alla ricerca del proprio io, qualunque sia la strada che l’uomo possa intraprendere, perché diventi capacità introspettiva e consapevolezza di vivere la vita così come viene dettata dal cuore. Un amore che travolge i sensi e lo spirito dal percorso che sin dai primi versi trasporta il lettore verso una profonda riflessione quando l’autore scrive: “E fu così che non volle aver vita/in questa nostra statica penombra…". Un modo di vivere, quindi, che con convinzione e forte determinazione decide di abbandonare, seguendo la strada della spiritualità, visto dagli occhi di un’anima capace di scorgere al di là delle apparenze,”aurore ineffabili/fasci di luce diafana/arcobaleni da scalare/flessi raggi colorati…/. Incisivi i versi finali che danno maggiore chiarezza al messaggio che l’autore ha voluto trasmettere, quando attraverso la sua voce, lei, all’amico addolorato gli confessa che “certi sentieri vanno percorsi/in intiera solitudine". Perchè l’amore può avere mille volti, mille sfaccettature, perché si comprenda che la stessa “vocazione” non è altro che un autentica forma d’amore non meno significativa di altre, da vivere in simbiosi con la solitudine e avvolta nel silenzio.
Lirica squisitamente pregevole dalla indubbia capacità espressiva, dove l’autore riesce mirabilmente a parlare al cuore di chi lo legge e dove, un sapiente ermetismo viene diluito a tal punto da arricchire la musicalità del verso, senza per questo precludere la comprensione del messaggio. Un messaggio che affidato ai versi diventa poesia.
Recensione di Rita Minniti
Franceso Scolaro
Certi Sentieri
E fu così che non volle aver vita
in questa nostra statica penombra
d’albe spurie e falsi tramonti
d’estro e di trovate
di cantori e menestrelli.
.
Cercò aurore ineffabili
fasci di luce diafana
arcobaleni da scalare
flessi raggi colorati
che scorse solo lei.
.
Lasciò tutto:
Progetti frivoli
e comode lusinghe
la macchina finita di pagare
le feste i balli e l’uzzolo d’amare.
.
E all’amico suo addolorato
dal cuore anchilosato
disse per similitudine:
-Certi sentieri vanno percorsi
in intiera solitudine-.
L’accentuato lirismo e la delicatezza delle immagini a volte malinconiche, altre ossessive, nell’esprimere forti e audaci sentimenti, è quanto si riscontra nei testi di m.f.m. Autore che affida i suoi più intimi pensieri alla poesia, per esternare l’immane malinconia e il dolore che gli dilania l’anima. Indubbiamente pregevole, dal verso lieve e struggente è “Dedicata”, dove l’autore, quasi sussurrandolo, confida al lettore il profondo amore che nutre per una donna. Un amore importante e al contempo problematico, ma che gli dà la forza di sopravvivere alle intemperie di un contesto che, spesso, non riesce più ad accettare. A parlare è il suo cuore quando con commozione ci confessa: “Vorrei di te le sere che respiri/la malinconia leggera”…vorrei di te/ le cose che vedi”. Un sentimento palpabile, che lascia nell’anima un senso di amarezza e di nostalgico rimpianto. E mentre si avverte, attraverso le sue parole, il desiderio di poter “Passeggiare lì dalle” sue “ parti/nelle cose che appartengono ai ” suoi “occhi…”... “nei paesaggi infiniti/del” suo “corpo”…, inevitabile è il bagaglio dei ricordi che gli balena nella mente: tornare indietro negli anni, ad un’estate di quando l’amore era un ”segreto” era “peccato”, ma presente “e necessario”. Ricorre, così, a quella sua“malattia quotidiana/alla poesia/ per sognare ancora”, per poi concludere che vorrebbe da lei “una sola parola”. Perché, se a niente altro potrebbe anelare, gli basterebbe un solo alito d’amore per sentirsi ancora vivo, per sentire sulla pelle il suo respiro. Una silente sofferenza, quindi, che fa da cornice ai suoi pensieri, all’incontrollabile tristezza di non poter raggiungere il cuore di questo sentimento in maniera totale.
Poesia dal verso fortemente evocativo e intimistico. Particolarmente apprezzabile per la sincera e genuina ispirazione, intensa e appassionata che non può, non toccare le corde del cuore di chi la legge.
Recensione di Rita Minniti
m.f.m
Dedicata
Vorrei di te
le sere che respiri
la malinconia leggera
quando al tramonto
colori il silenzio
con pensieri segreti
che vanno via in rondini
vorrei di te
le cose che vedi.
Passeggiare lì dalle tue parti
nelle cose che appartengono
ai tuoi occhi
quando bruci a tarda ora
quando il sonno non arriva
e guidi le tue mani
nei paesaggi infiniti
del tuo corpo
lasciando ferita nel buio
la rosa umida e nera.
Vorrei di te
le foto da bambina
vederti scalza e innamorata
in una estate lontana
quando il vino era un peccato
segreto e necessario.
Vorrei di te
la malattia quotidiana
quando ricorri alla poesia
per sognare ancora.
vorrei da te
una sola parola.
Di intensità e di luce, nonché di limpidezza e disinvoltura, si rivestono i versi di Antonella Poleti, autrice che non solo sa dare trasparenza ai suoi messaggi interiori, ma anche espressività e tensione emotiva. Talvolta, accompagna i versi ispirandosi ai suoi dipinti, di notevole effetto e raffinati nello stile, mostrandoci una chiara capacità introspettiva quanto mai magica, che va a completarsi con la sua personalità.
In “Emozioni” si lascia trasportare dai suoi pensieri più intimi, verso una luce ben scandita e musicalmente efficace, creando linee eleganti e suggestive. Una lirica che già dai primi versi ci trasporta nei meandri della mente con quei suoi “Desideri latenti/simili/al mare sugli scogli… che… rumoreggiano/danzano”, così come lo è il suo pensiero quando si lascia andare ad un amore che attraversa sogni e fantasie, e dal quale ne è avvolta totalmente, emozionandosi. Lo osserva, cercandolo nell’alba di un nuovo giorno: “tra spine di rovi pungenti/avvolta/in lenzuola color cielo”, con trepidazione. Sensazione che sente scivolare sulla pelle e che, abbracciandone la delicatezza, si ritrova a rievocare il pensiero di momenti tristi quanto felici, per poi riscoprire man mano, un sentimento del tutto nuovo, del tutto rinnovato. Ed è con grande forza evocativa:“Mentre/rosso scarlatto/mi appare/il tuo amore/rinnovato”, che esprime questa sua nostalgica speranza. Un volo leggero, come ali di un gabbiano è il suo pensiero, che intenerisce ed emoziona.
Poesia dal tono semplice e scorrevole e dal messaggio chiaro, che sgorga da un cuore innamorato e spontaneo. Una lirica abbellita dal contrasto di sensazioni che pregevolmente vengono ben proposte, quasi sussurrate, da un’ispirazione del tutto coinvolgente.
Recensione di Rita Minniti
EMOZIONE
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Capodicasa è un autore che si distingue per la genuinità dei versi e la capacità di dare valore a ogni particolare immagine che lo ispiri, riuscendo ad avvolgere i suoi pensieri con una ventata d'ironica e suggestiva forza evocativa e comunicativa.
Un poeta che non scrive solo di sé, ma lascia ampio spazio allo sviluppo di svariati temi; spesso in chiave satirica e ironica.
Apparentemente può sembrare che volga l’attenzione a tematiche scherzose o metaforiche ove vi racchiude slanci di fragilità, tormento e disinvolta malinconia.
Tutto questo lo ritroviamo anche in una tra le sue più belle e malinconiche poesie “Buoni spunti”.
Testo introspettivo dove, con coraggio e profonda meditazione, vi si scorge il nocciolo tenero della sua anima.
Descrive un amore vissuto durante l’estate; un amore del tutto coinvolgente, ma oramai perduto, finito.
Scrive quando ne percepisce la fine: “I giorni caldi andarono finendo/negli ultimi barbagli di un’estate vivida e carnale"così la mente inerte, resta a pensare e ripensare ai momenti felici, quasi si trasformano in ossessione e, paragonandoli al movimento dello sciacquio dell’onda-quando si abbatte insistentemente sulla sabbia- continua: “ A riva sabbia consunta e orme accennate/l’onda ripeteva a noia il gusto de/”lo sciabordare”.
Un tormento ritmico quindi, al quale avvolgere i ricordi di chi ha vissuto, amato, e poi si è ritrovato solo, con tra le mani rimpianto e tristezza.
Di suggestiva emozione i versi finali quando, in punta di piedi, ci confessa: “Potrei dirlo mille volte ancora/se mai servisse a…/farla ritornare”.
Una lirica tenera, profondamente pervasa da una struggente nostalgia, mirabilmente arricchita da efficaci e delicate allusioni, laddove il percorso è impreziosito da una vena poetica sincera e coinvolgente.
Recensione di Rita Minniti
Capodicasa
Buoni spunti
.Avrebbe buoni spunti
questo mare fermo
ma non voglio ascoltare.
I giorni caldi andarono finendo
negli ultimi barbagli di un'estate
vivida e carnale.
Settembre rallentò impeti e desideri
vantando l’abulia della riflessione.
Il mattino divenne debole e il cielo
sperso nel suo stare.
A riva sabbia consunta ed orme accennate
l’onda ripeteva a noia il gusto de
“lo sciabordare”.
Così è stato.
Potrei dirlo mille volte ancora,
se mai servisse a….
farla ritornare.
Uno stile lineare, dal verso elegante e raffinato, è quanto si riscontra nelle poesie di Lina Sirianni. Un’autrice che sa parlare al proprio cuore con lirismo autentico ed espressivo. Semplice, quanto talvolta ermetica, si accosta con attenzione e bravura alle sfaccettature del vivere quotidiano, amando particolarmente mettere in luce l’ambiente circostante. Un’indubbia e sapiente struttura della lingua avvolgono i suoi testi di pregevole e ricercato effetto, confermata in una delle sue liriche, a mio parere delicata, e di estrema forza evocativa: “Acquerello”.
Ancora una volta è l’amore a catturare l’attenzione dell’anima, un sentimento che tiene legato a sé intere generazioni ed è proprio dall’anima, che sgorga la voce di quei pensieri che parlano di pura emozione. Coinvolge questa sua semplicità, mentre trasmette l’esigenza di esternare tormento e paure di antiche ferite. Un bisogno di affidare ai versi reconditi pensieri, per un amore che vive all’ombra dei suoi giorni, e per il quale resta quasi folgorata. Inebriano le sue parole quando dice: “Ti scriverò ancora/di un incanto/ sognato/anche nella tempesta/scriverò di te”. Quindi, una grande forza interiore, che nasce dalla volontà di avere tra i pensieri, la gioia e l’incanto di un prezioso sentimento, nutrirsene, farlo diventare necessario, per meglio sopportare l’esistenza nella quale spesso ci si ritrova ad inciampare. Un messaggio che prende forma a poco a poco, fino a confessarci che nel suo cuore vive una forte e pregnante trepidazione che la fa sentire immensa, così come scrive quando afferma di essere: “inebriata dall’emozione/di un tenero acquerello/luminoso”. E, nonostante forse, sia un amore difficile, la presenza di questo sogno a lei caro, le dà la forza di lasciare socchiusa la porta del cuore, affinché la speranza per cui vive entri a far parte della sua realtà, così come si legge negli ultimi versi: “Ti regalerò un fiore/avvolto nelle parole/lasciando socchiusa/quella porta/perché ti amo”.
Un canto d’amore limpido e spontaneo che nell’insieme, e soprattutto nella parte finale, è indubbiamente efficace e coinvolgente.
Recensione di Rita Minniti
Acquerello
di Lina Sirianni
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Ti scriverò ancora
di un incanto
sognato,
anche nella tempesta
scriverò di te.
rintraccerò pensieri,
e nasceranno parole
delicate,
su pagine candide
che guariranno le ferite
inferte dal tempo
non smetterò d'amare,
perché varcherò il cancello
di un giardino fiorito,
scrivendo con colori
che nascono dal cuore,
inebriata dall'emozione
di un tenero acquerello
luminoso.
Ti regalerò un fiore
avvolto nelle parole
lasciando socchiusa
quella porta
perché ti amo!
La poesia della settimana
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Di non facile interpretazione, a volte quasi ermetica, nella sua pur semplice esposizione, è la poetica che contraddistingue i testi di Stargazer. Autore che affida alla poesia, la mente e il cuore, per inchiodare delusioni e rimpianti non ancora del tutto sopiti.Versi dove il tormento interiore è irruente come l’acqua di un fiume in piena o come pioggia che si abbatte sui vetri dell’anima, lasciando tracce incisive di dissapori, attese e sogni, che ci vengono proposte con struggente rimpianto. Di particolare forza evocativa è “Ditemi come si fa”, poesia di dirompente sensibilità dove l’autore, pur essendo consapevole della fine di un amore, non può non lacerarsi la mente con pensieri che gli procurano dolore, volti ad un sentimento che fa parte ancora della sua vita. Un dolore arricchito da una vena sofferta di malinconico abbandono dove sente che il tempo stesso si è fermato incatenandolo ad un ricordo dal quale non riesce a liberarsi, così come egli stesso scrive: “Questo dolore mi ha fermato il tempo/sto lottando con un ricordo/Ogni giorno batte ai cancelli del pensiero… e poi ancora: “Vorrei chiudere l’ultima serranda/poi questa luce fredda/e dirti finalmente addio/”. Un pensiero, dunque, lancinante la cui rassegnazione precipitando in un addio potrebbe spegnere, in parte, l’ossessione che lo travolge. E quasi come in una preghiera si affida ai versi, accompagnati da enfatiche immagini, per confessarci con graffiante forma espressiva il suo tormento: “Ditemi come si fa/a non dire una parola/… a cercare di scordare…di dimenticare…di averti chiesto aiuto/a scappare via… a cancellare ogni suono/e a far sparire il mondo!”
Un viaggio introspettivo dove un cuore non stringe più speranze fra le mani, e dove la voce dell’anima che muore, lascia un dolore straziante.
Poesia di pregevole musicalità, impetuosa quanto fragile, nonché di forte impatto emotivo, dettata da una struggente tensione interiore che la rende particolarmente efficace e che, non può non toccare il lettore, emozionandolo.
Recensione di Rita Minniti
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Ditemi come si fa...
di Stargazer
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Ditemi come si fa
Questo dolore mi ha fermato il tempo
Sto lottando con un ricordo
Ogni giorno batte ai cancelli del pensiero
Si disperde tra le case
questo assurdo ricordo di te
Vorrei chiudere l’ultima serranda
Poi questa luce fredda
E dirti... finalmente...addio
Ditemi come si fa
A non dire una parola
Che si dissolva tra queste spesse mura
A cercare di scordare
Di averti mai sentito
A cercare di dimenticare
Di averti chiesto aiuto
Ditemi come si fa
A scappare via da questa città
Dove ogni sasso mi ricorda di te
Dove ogni fiore si domanda perché
Ditemi come si fa
A cancellare ogni suono
E a far sparire il mondo.
Si presenta determinata e graffiante la poetica di Daniela Rindi. Un’autrice che si affida ai versi per trasmettere quanto di più profondo ha nell’anima, regalandoci commozione e suggestive immagini.
Particolarmente efficace è il coraggio che ha, di mettere a nudo il proprio animo, scrivendo dei suoi pensieri, di intimità che spesso restano internate nel proprio io. Un indubbio coinvolgimento, di grande afflato lirico emozionale, lo ritroviamo in una delle sue più significative poesie: il sogno.
dove la genuinità del verso e la pregevole sintesi di cui fa uso, per descrivere un momento della sua vita, è impreziosita dalla forma e linearità della stessa lirica. Ci racconta di sé, del suo dolore, di quanto lapidario sia l’amore profondo che prova e che è legato ad un sentimento che ci confida essere: Come un brutto sogno/che non finisce mai/ e dove in questo labirinto di confuse immagini vive il suo ricordo che non è altro che la memoria dell’amato e che sembra non avere fine. Un ricordo che vive nei meandri del cuore come un incubo, una spina penosa che non sa estirpare, che non riesce ad allontanare dal suo cuore. Di grande impatto emotivo sono gli ultimi versi, che non sono altro che la sintesi predominante che accompagna e fa da cornice a tutta la composizione.
Ed è quando afferma, confidandoci: Come un bel sogno interrotto/muore l’inganno della tua esistenza, che il pensiero diventa struggente, infinito, fino a perdersi nel suo stesso dolore. Perché è quando finisce il sogno, è quando la realtà prende vita, è quando il cuore riapre la finestra, per respirare aria non più rarefatta di un sogno magnifico, ma pur sempre un sogno, che ci si accorge dell’inganno dell’esistenza di un sentimento, che ci si rende conto di aver vissuto solo al cospetto di un amore fantasma!
Poesia alquanto meditativa e immediata, che lascia spazio ad ampie riflessioni, dal verso limpido e coinvolgente, resa ancora più delicata se la stessa si legge in lingua spagnola.
Il sogno
di Daniela Rindi
Come un brutto sognoche non finisce mai,
vivo il tuo ricordo.
Come un bel sogno interrotto,
muore l'inganno della tua esistenza.
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El sueño
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Como un sueño feo que nunca se termina,
yo vivo su memoria.
Como un sueño hermoso interrumpido,
muere el engaño de su existencia
La poesia della settimana
Di ricordi e nostalgici rimpianti si rivestono delicatamente i versi di Odisseo64, un autore che all'amore, dedica gran parte delle sue poesie. Particolarmente genuine nell'ispirazione e intimamente descritte, danno quel tocco magico che solo un sentimento così profondo come l'amore sa dare.
Interprete romantico e al contempo riflessivo, Odisseo64 non si rassegna ai ricordi e riesce a descrivere il suo profondo attaccamento ad un amore che gli permette di sopportare l'esistenza, un sentimento che adorna di ali il suo sogno. In "Stupore", sebbene lirica breve, riesce con note intense e suggestive a convincere, per quanto coinvolgente è il suo pensiero, preciso e attento. Narra di un sogno, un nostalgico amorevole sogno, che lo tiene sospeso a dolci istanti, come egli stesso scrive: "Coinvolgi il mio sogno / rimasto sospeso / sul filo / di caldi battiti / nel petto". Un grido accorato che fluente sgorga dal cuore, sul quale percorre le vie dell'infinito e, pur restando sospeso al filo della realtà, lo fa suo quasi totalmente. Pensieri che ritornano prorompenti nella mente, mentre si vorrebbero annientare, dai quali si vorrebbe fuggire, e si affida ai versi per confessarci che: "Sono quegli attimi / spesso / che sento / che vivo e che nego / da un millennio". Quindi, rievoca il passato mentre, nella realtà, l'anima continua il suo viaggio all'indietro, nel quale all'improvviso s'arresta, stupita davanti ad un tempo mai dimenticato. E così, come per incanto, l'anima e il cuore rammentano giorni lontani o forse giorni d'amore non del tutto finiti.
Poesia dal verso delicato, di pregevole afflato lirico, dove le immagini descritte svaniscono e al contempo riappaiono al cospetto di una mente soggiogata dai ricordi, chiuse tra note di rimpianti e segrete indimenticabili nostalgie.
Recensione di Rita Minniti
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La poesia della settimana
Affida ai versi per delineare il proprio pensiero e parlare del profondo stato emotivo del cuore Elena Franchitti, autrice che, con accorato coinvolgimento espressivo, riesce a trasmettere al lettore immagini fortemente efficaci. Come sequenze delle scene di un film, si snodano sottili riflessioni dell'anima, dal colore altamente suggestivo e struggente.
Di particolare forza comunicativa è la poesia dal titolo "Mi chiedo", sincera nell'ispirazione e intensa, tradotta con pregevole lirismo e spiccata sensibilità. Un'intima introspezione che sconfina al di là dei suoi stessi pensieri, sospesi tra gli spazi interiori dell'anima, dalla quale nascono spontanee e travagliate domande sull'esistenza. Si interroga sulla difficoltà che ha di porsi innanzi ad una realtà che sente troppo stretta e dove il sapore dell'aria che la circonda, disidrata e rarefatta, non le consente di respirare.
Il senso del vuoto la opprime chiedendosi dove e quando questo suo rifiuto di reagire alla vita sia cominciato, così come confessa quando scrive: "mi chiedo dove ho perso gli occhi / o / quando m'ha invaso il buio / incatenandomi / agli ingranaggi / fermi / d'un immenso vuoto". Per poi soffermarsi a contemplare ancora su pensieri privi di alcuna emozione: "bruciano crepe del pensiero / e sfiatano emozioni", e dove nemmeno l'ultima strofa sembra dare spazio ad una ripresa quando, con cuore gonfio di lacrime e commosso, affida ai versi i suoi ultimi pensieri: "Mi chiedo / a cosa serve il cuore / ora che l'anima mi è tutto / ...mi chiedo / ...eppure / tu mi vedi e tocchi / mentre non ci sono". Non è altro, dunque, che un esserci con il corpo ma non con la mente e l'anima, un guardarsi nello specchio e non intravedere che un vuoto opprimente.
Testo dai versi sofferti e malinconici, pensieri ed espressioni sconfortanti che l'autrice, magistralmente, trasporta con commozione e grande afflato lirico in poesia.
Recensione di Rita Minniti
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La poesia della settimana
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Di alto spessore lirico e arricchita da sorprendenti metafore, che danno una notevole enfasi espressiva, è la poetica di Matteolorenzi. Un autore che sa dare corpo e anima ai pensieri che investono la sua personalità. Lo stile asciutto, quanto mai scorrevole e immediato, lascia un'impronta notevole e fulminea nel cuore, anche di chi s'appresta per la prima volta a leggere i suoi testi. Poesie che catturano la mente con discrezione e particolari immagini, al punto tale da sembrare di toccare con le mani quella realtà che gli appartiene. Un cammino profondo è percorso tra i meandri di una delle sue più suggestive poesie: "Termico momentaneo conforto", dove la forza introspettiva è impreziosita da intense riflessioni, forti e al contempo di grande peculiarità. Ci conduce verso la strada del suo "io", portandoci a conoscenza di un momento di caloroso conforto che lo investe, e dal quale ne resta assorbito quasi completamente, così come egli stesso scrive: "emanazione/ di calore ti accolgo / e scivolerai sopra di me / accompagnandomi / nella deriva". Un viaggio, quindi, tra l'io e la mente, tra i ruvidi scogli dell'anima, che si accompagnano come due amici e nel quale l'autore si sente completamente avvolto e appagato. Momentaneo conforto però, come afferma il poeta, che si andrà diradandosi di lì a poco, "scemando come luce in un crepuscolo", perché non si tratta che di un attimo di sollievo che svanisce nel silenzio. E pur cercando di afferrare il tempo, tenendolo stretto fra le mani, si ritrova ad essere circondato dal rumore assordante della solitudine e tra i pensieri di sempre, così come ci confessa: "Ti cercherò / afferrando il tempo / ma il frastuono della solitudine / circonderà il mio corpo". Versi coinvolgenti ed efficaci, dipinti con vere pennellate di bravura, dove la voce dell'anima diventa poesia.
Recensione di Rita Minniti
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La poesia della settimana
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Un'incalzante e acceso lirismo avvolge con sobrietà la poetica di Tiziana Mignosa, dove i pensieri dell'anima trovano intimo sfogo in versi dal taglio efficace e dallo stile elegante.
Autrice che della poesia fa una vera e propria arte, attingendo a questa fonte per dare ai suoi sentimenti più incisività, un bisogno di comunicare l'amore, all'amore. Un sentimento che pervade la maggior parte delle sue liriche e che trova la sua massima espressione in "Guarda attraverso i miei occhi", dove l'apprezzabile musicalità si unisce a una tensione emotiva velata da intima nostalgia. Si accompagna alle bellezze del creato per affidare i suoi pensieri ad un amore, forse lontano, confessandogli: "Guarda / ammira attraverso i miei occhi / i gabbiani che volteggiano felici", un richiamo alla libertà, che l'anima può anche possedere ma che la ragione reprime. E' lo stesso richiamo della natura che ci confida lo stato d'animo triste e al contempo commosso dell'autrice, in un'alternanza di immagini e suoni che trasudano con magico trasporto. E se è vero che la poesia è fatta di immagini, suoni e colori, l'autrice non avrebbe potuto dipingerli in modo migliore per trasmettere al lettore la forza di questo amore, trascinandola verso l'immenso di cui si sente avvolta, come ella stessa confessa: "Assapora l'armonia dell'immenso / che scende nel mio cuore / prima che il mondo si desti / coprendo la bellezza di rumore". Una bellezza, quindi, pronta a svanire, dando spazio ai rumori della quotidianità, alla vita di sempre.
Poesia dal gusto raffinato e prevalentemente descrittiva, dove è notevole la forza comunicativa impressa da un messaggio delicato e coinvolgente.
Recensione di Rita Minniti
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Di forte introspezione e pregnante lirismo sono le caratteristiche della poetica di Raffaela Ruju. Poesia dal contenuto forte, elegante, ricco di preziose metafore che trovano massima espressione in "Nessun neo sul volto", lirica particolarmente suggestiva e di grande impatto emotivo. Si respira, in essa, un'atmosfera tale da graffiare l'anima e il cuore, quasi a farlo sanguinare dall'immane inquietudine che, tra le righe, regna severa. Già dai primi versi si legge una sorta di ferale solitudine quando l'autrice, confessandoci il suo pensiero, scrive: "Ci son momenti come questi / appesi al gancio del secondo / momenti chiesti e attimi / vissuti con la fiacca dei giorni bruciati". Così, in questo labirinto di dolore prende forma, pian piano, un sentiero scosceso dove bastano pochi attimi per ricondurre il pensiero ad un passato di giorni finiti, mentre parole putrefatte e immani silenzi, ormai troppo stanchi, si lasciano andare. Un rincorrersi di immagini chiaro scure, che si muovono intorno all'intima necessità di essere ancora preda dei ripensamenti, così come ella stessa ammette: "vaga la mente e semina la sillaba vagante / in cui mi faccio preda di ripensamenti"... "ferite che forse posso aprire", riconducendo, al fine, il suo pensiero a credere di poter nuovamente ritornare sui suoi passi. Di notevole capacità espressiva e soprattutto significativa è la chiusa finale, che dà all'intera lirica il senso esatto del suo pensiero più intimo.
Poesia toccante e travolgente, dal verso strutturalmente ineccepibile che non può non catturare l'attenzione del lettore, trasmettendo forte emozione.
Recensione di Rita Minniti
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