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Esci dal fiume del passato
onde che mai ebbi solcato.
Dolci curve dai blandi suoni
invocano purissime emozioni.
Consunto sostantivo
come pietra solcata
dal fiume in piena.
.
Svenduto fardello
musa sfuocata
figlia della solitudine.
.
Ti osservano attoniti,
ti ricordano allibiti,
tutti ti cercano.
.
Per te muoiono,
per te piangono,
non ti riconoscono.
.
Poi ti dimenticano
e muori tra le mie braccia
a San Valentino.
Scegliesti di viver da saggio
negando ogni piccola pazzia,
tardi capisti che era peggio,
in fondo era pura fantasia.
Pazzo è forse chi decide
di viver senz'ansia nel cuore
o chi ogni giorno si uccide
cercado di guarire un dolore?
Corpi senza luce
né volto
aspettiamo un treno
che non ferma
con un biglietto
già scaduto
all'ultima stazione
della memoria.
Ti ho visto correre sulla riva
leggiadra e sicura nei passi,
ti ho seguita fin sui sassi
che al mare fanno barriera.
.
.
Al tramonto sei scomparsa
dentro la metropoli ferita
dalle esili paure della vita
ove invano ti ho cercata.
Nuvola bianca
figlia del tempo
doma il tormento
rendimi il cielo.
Scrutare il dolore nel cuore altrui,
e non poterlo alleviare.
Vedere nei tuoi occhi ciò che fui
senza volerti cambiare.
Un bel quadro senza valore,
chiudi gli occhi alla vita
non negarti l'ultimo colore
prima che la danza sia finita.
Cerca in te la fiamma pura
che nella saggezza arde lieve,
non dolor ma bellezza che dura
la tua vita dipinta sulla neve.
Canto il pensiero che scorre
tra gente che molto ignora,
dolor che nella mente dimora
sfocia in bei dubbi da porre.
.
.
A chi chieder del vento
che del cuor vuole ragione
se la mente è eterna prigione
ove nebbia stende il manto?
.
.
A chi riporre l'eterno peso
degli affanni e sconforti
senza aver in cambio torti
figli del mediocre confuso?
.
.
Fingiamo che tutto in noi sia,
anche la memoria dell'ore
consumate in menti oscure
che del nulla han fatto stiva.
.
.
Canto il pensiero che guida,
che nelle stelle trova la via,
che comprende e non si devia,
e che al mondo lancia la sfida.
Se domani svanissi
nei risvolti di un pensiero opaco
che resterebbe del mio amore?
.
.
Oggetti sparsi tra molti,
memorie annebbiate di fastidio,
baci oramai annacquati.
.
.
Sapori che sfumano nel dolore,
tesori senza valore per me
ma ricchezze inestimabili del tempo.
Fuoco che dal cuore sprigiono
corri a scaldarle le fredde mani
che la cupa notte senza domani
ha intrappolato nel suo dominio.
Fuoco che il suo corpo mi dona
ravvivami nella mente stanca
del lento tempo che ancor manca
ad incontrar la sua morbida bocca.
Fuoco del mondo intero tutto
dammi la forza per poter narrare
i suoi occhi color del verde mare
a tutte le genti ancora ignare.
Sciolta non fu l'ultima neve,
la notte mi prese in laguna,
a parlar di te all'amica luna,
splendente immota in ogni dove.
Pensieri come zampilli roventi
confortano il mio spirito gelato,
vagante tra ombre del passato,
come aquila tra i picchi lucenti.
Il tuo nome tra le calli si spande,
anche i gatti già sanno chi sei,
alimento eterno dei pensieri miei,
solo a te la mia mente risponde.
Oramai a sé il mare mi ha tratto,
e dalla riva le luci morenti,
scorgono lacrime scintillanti,
posarsi lievi tra le onde di sotto.
Vago fu il tempo dei dolci pensieri,
ora al destino volgo la chiglia,
ma tu, di Venezia la figlia,
riempirai di te i miei sentieri.
Ho ascoltato il vento del nord
mentre mugghiava felice
tra gli scogli ove un dì
il tuo corpo splendea alla luce.
Ora tutto è spazzato e passato,
come fatue risate al sole,
come orme lasciate alla riva
che il mare ha mutato in sale.
Ogni segreto amore è svanito
ogni scherzo nel flutto si perde
mentre l'ombra tutto riavvolge
e l'angoscia d'autunno si spande
Le sette sono ormai passate
ma so già che destino mi tocca,
guardando i prati giù dalla rocca
e il sole rinato annuncio d'estate.
Improvvisa la vista mi spinse
oltre i monti che mai varcai,
vidi un immenso che mai cercai
che d'azzurro e di verde si tinse
Oh terra d'alti ricami cinta
che il mio spirito volle per sé
per gli occhi di colei che più non c'è
la mia anima alla tua meta fu spinta.
La valigia tutto sopporta
anche il fremito di lacrime spente
che nel mio cuore rimbombano lente
mentre il vento lontano mi porta.
Macchie di luna
sporcano i muri
le strade ed i palazzi
della città dormiente,
si insinuano
dentro finestre aperte
dove i sospiri nell'oscuro
diventano tenui e vaghi,
figli dell'incandescente
giorno passato via.
Ombre silenti
vagano lente,
cercano pace
nel cuore del mondo,
non chiedono nulla
per amore,
fuggono soltanto
da un grande dolore,
da una ferita
che tutto infetta.
Macchie di luna
e ombre silenti,
mescolate
tra asfalto e cemento,
unite
in un eterno lamento.
Sublime fuoco
che dell'eterno oblio
è un lampo nel vuoto,
eppure tutto nel nulla.
Pianto di gioia pura,
sguardo sui mille dolori
che d'incanto si fanno amore
e angosce senza peso.
Corse al punto di prima,
carezze di primavera,
autunno senza ritorno,
incanto assoluto.
Battiti a ritmo del polso,
la testa spegne la luce,
momenti che ho già trascorso,
e che mai mi han dato pace.
Silenzio battuto dal vento,
adornato di mute passioni,
impotente di fronte all'evento,
di un'arpa dai languidi suoni.