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Si presenta essenzialmente suggestiva nell'espressione e stilisticamente efficace la poetica di Graziana Bernabei.
I suoi versi sono immediati quanto determinati riuscendo a trasmettere al lettore emozioni su emozioni.
Singolare e di pregevole impatto emotivo trovo la poesia dal titolo: "Troppo stretto", dove con taglio incisivo e reciso l'autrice sapientemente congela ogni possibile ed eventuale sviluppo di un discorso d'amore. Un momento che potrebbe inutilmente dilungarsi nella retorica scontata di un sentimento, in quanto ha perso nel tempo luminosità e consistenza. Poesia inizialmente dal sapore appassionato, sembra lasciare precludere a ben altre aspettative anche se, l'uso del verbo passato, non lascia molto spazio ad un lieto finale: "Ho lavato quest'anima/ con acqua distillata/ per non rovinarne/il tessuto morbido./Solo per te..." laddove la spinta del sentimento che prova verso l'amato, è così forte da allontanare dall'anima ogni altro pensiero. Tutto questo perché egli possa essere il solo a goderne la bellezza e la purezza, così come scrive: "perché tu vedessi/ciò che nessuno/ha potuto vedere mai/Perché tu mi spogliassi/ delle mie paure/per vestirmi di te/. Denudare così la propria anima, per vestirsi della sua essenza, del suo amore, diventando un unico afflato. Poesia che ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine quando, con estrema lucidità e chiarezza, l'autrice ci confessa che: " Poi ho spento le stelle/ed ho cancellato/con la gomma/questo cielo/troppo stretto per noi". Un'onda quindi, avvolta da un pensiero deciso, dalla quale si fa trascinare senza pausa e che s'abbatte sullo scoglio del cuore, quasi come se volesse esprimere in una sola volta, la morte dell'amore.
Ed è con questo suo stile lineare e scorrevole, arricchito da una vena di sofferta malinconia, che affida il canto di struggenti rimpianti in delicate scansioni. Poesia breve, ma non per questo meno apprezzabile e coinvolgente, nella quale un nostalgico sentimento si eleva al cielo con note lievi e altamente poetiche.
Recensione di Rita Minniti
Graziana Bernabei
Troppo stretto
Ho lavato quest'anima
con acqua distillata
per non rovinarne
il tessuto morbido.
Solo per te
perché tu vedessi
ciò che nessuno
ha potuto vedere mai
Perché tu
Mi spogliassi
delle mie paure
per vestirmi di te
Poi ho spento le stelle
ed ho cancellato
con la gomma
questo cielo
troppo stretto per noi.
Starà tutto bene,
perché nella vita non tutto è per sempre.
Il trauma di una delusione,
di un tradimento che ci sembra la fine del mondo, al momento,
che ci fa perdere il contatto con l’universo,
con la vita; che ci fa non credere più nelle persone;
che ci trasforma in anime tristi;
perché ci sembra impossibile che qualcosa così
ci toccasse
Te lo dico per esperienza propria, anche questo passerà.
Quando tutto ti sembra terribile ed irreversibile,
Quando senti che il peso è troppo
forte per portarlo sulle tue spalle,
Che il dolore, l'angoscia e la disperazione dominano i tuoi istinti;
in quello momento tanto oscuro, non ti arrendere,
vai avanti, osserva la luce che ti circonda,
cercala dentro te, sta lì, non ti ha abbandonato,
sei tu che hai spento l'interruttore;
trova la maniera di infiammarla e le forze ti ritorneranno;
Sospesa sul regno
di nettuno,
provocatrice di sentimenti
e passioni,
sempre in agguato
attendi le anime perdute
regalando loro
attimi indimenticabili ,
con il tuo fascino orientale.
Cuori infranti
arrivano a te,
carichi di speranza,
per essere presi
per mano
e condotti nel vortice
della passione.
Dovrei
**
per non sentire il mare
dovrei imbastire le ore
sulle mie realtà pacate
**
per non sentire il mare
dovrei
allacciare il pensiero
sugli aquiloni smarriti
**
potrei infliggere ai miei sogni
l'inferno più profondo
e bruciarli
**
ma il vento
spegne le fiamme
ed io
ascolto il mare
**
lo stesso oceano
dove giace
il mio peccato.

*
Sempre, e in ogni caso
mai per caso, mai per scopo
nessun secondo fine
mai per un falso gioco
*
La mia mano ha sempre dato
è stata presa, è stata ferita
ma non ha perso speranza,
nemmeno ora, ha ancora vita
*
l'alba è lontana
seppur cosi vicina
ma il tempo scorre lento
scorre senza movimento,
e intorno c'è silenzio
sento ogni secondo,
ne sento il buio dentro
*
la mia mano ha sempre dato
nonostante ogni sua ferita,
ha rischiato, ha cercato,
ha sentito la vita
*
sa quanto fa male
quanto è difficile sperare
che il mondo la capisca,
*
a volte la paura di soffrire
non lascia tempo agli occhi
di credere e capire,
*
la mia mano ha sempre dato
Incondizionatamente,
ora che le ferite del passato
sono tornate a fare male,
perchè il presente sa di amaro
per le lacrime che asciuga
nel silenzio della mente,
*
ma la mia mano non si pente
anche se ora stringe il niente,
sa di aver donato tutto
*
Incondizionatamente
*
*
25 Agosto 2008, Evan Makvel

Cerco nei miei ricordi,
rivedo i suoi lineamenti
il nitido sta scomparendo
mentre il nero di contorno
prende il posto della luce
*
C'è il suo volto nei ricordi,
il sapore di quei momenti
lentamente sta svanendo
e nel silenzio io ritorno
perchè è li che trovo pace
*
"Ain't no Sunshine when she's gone"
*
25 Agosto 2008, Evan Makvel.
Solo un sogno resterà
questo sentimento
che racchiudo nel cuore
Una pagina bianca
dove nemmeno
il riflesso dei miei desideri
lascerà alcuna traccia
Un fremito d'angoscia
nell'attendere
la speranza nel minuto dopo
nel giorno dopo
e poi...nel dopo ancora
fino a che capirai
che non avere più niente
da attendere
è peggio che aspettare l'attesa
L’ ultra bimillenaria tua ascesa
Che di mura ciclopiche si cinse
Per resistere meglio alla difesa
D’un litoral di sogno ti dipinse.
************************
E dopo evi di tenebre e d’oblio
Dal riemerso al Sole teatro greco
Come un sommesso grato mormorio
Di tragiche vicende giunge l’eco
****************************
E possiamo riudir tacitamente
Dei sommi greci quegli antichi versi,
Gli accenti umani che tragicamente
Cantano gesta eterne agli universi
********************************
Sacri luoghi ed i prodigi arcani,
ricordi ancora vivi e sovraumani.
********************************

matricidio : CLITEMNESTRA E ORESTE
E' bello pensare tu
sia foglia,ramo,frutto
unico equilibrio
dello stesso albero e
allo stesso tempo
sole di maggio,sbattito di ciglia,
sabbia,miraggio....
e' bello pensarti calice e cristallo,
fragile e forte,luna piena e
acqua piovana nel buio
sopra i cancelli in ferro,
terra molle.
Poi profumo ed essenza,
mellifluita' nel giorno
incanto nella sera e musica,
musa,orchestra,violini ed
orchestrali allo stesso istante.
Armonia del pensiero,futuro,
quello che c'era e quello che sara'.
e' bello pensare
a tutto cio' che esiste
a tutto cio' che mi circonda.
Ancora.
Che ci sei.
bluesax

Quando nessuna cenere
Pioverà sui miei versi
E la mia china
Sarà minimalista
Quando saprò appoggiare
Le mie labbra sul bianco da venire
E non sarà uno specchio
A farmi riconoscere
Quando ogni mia parola
Non sarà al mio servizio
Ma sarà serva
Dell’ultimo del branco
Quando i miei pori
Respireranno più forte delle nari
E la mia sete
Darà da bere a chi solleva l’indice
Ecco…soltanto allora
Non avrò più domande
Che’ le risposte
Saran celate in esse
Spesso mi perdo
senza una ragione
faccio fatica a respirare
e mi sequestra qualcosa
che non vi so spiegare.
Pesano sicuramente
quelle fottute sere
le bestemmie di mio padre
mia madre che piangeva.
Pesano sicuramente
gli angoli freddi e duri
in cui MI FACEVO.
Pesa l'ignoranza
che mi cacciò
dal mio quartiere.
Oggi sono libero!
Libero
ma non troppo...
Quando cammino tra la gente
e quasi inevitabilment
ne studio i movimenti.
La polizia controlla
che tutto vada bene,
i politici spacciano liberamente
TU CREDI DI SAPERE
il vero e il falso vivono in due stanze
del tutto simili almeno alle apparenze
quale si stia ad aprir è frutto della sorte
la stessa chiave apre le due porte
AI MIEI NONNI
Ditemi
che cosa si respira ora
dietro i gelidi graniti
fra i drappi di raso
dentro le bare consunte.
Datemi
un contatto ancora
con le vostre spoglie
con quel che foste
sul suolo terreno
Ditemi:
anche per voi
è' gelida l'aria di novembre
se pur dorate fiammelle
danzano fra i lucidi sassi?
Donatemi
i voi un'istantanea ancora:
tra i rami del tuo pioppo
tutto tace, nonno;
illuminato dalla tua ombra
l'orizzonte mostra i tuoi passi;
Sciacqua i panni il fiume
sulle tue spalle, nonna;
Attimi fuggenti,
nuvole bianche all'orizzonte,
strade lunghe di silenziosa eternita',
malinconie nascoste,
briciole spazzate dal vento,
rimembranze di cose perdute,
squarci di cielo immenso,
luna pallida ad oriente.
Viaggio nel tuo orizzonte,
ma non ti vedo,
in lontananza mi appare solo il mio amore,
che mi cinge in un pensiero senza tempo.
Lacrime amare mi bagnano il volto
e scendono nel mio cuore,
mentre sul mio viso
c'e' il sorriso di sempre.
La vita mi sorprende
ancora qui
a macinare chicchi d'infinito
assurdo e silenzioso
che ipotizzo l'improbabile.
Io che forse
dovrei smetterla con i sogni
e crescere finalmente
fidarmi dell'affetto
e tralasciare il desiderio
Ma continuo a seguire le tracce
di qualcosa che non c'è
a parlare ad un amore invisibile
sussurrando piano nel buio
"Ho bisogno di te"
(er mese quanno nacqui)
Quann'ero regazzino, puro se a Roma,
la strada ‘ndo so' nato finiva tra li campi,
d'estate co' l'amichi annavamo a fa' casino
tra l'arberi carichi de frutta e li contadini
ce rincorrevano co'r pezzo a sale e pepe
a difenne li frutteti da ‘st'orgia d'affamati.
Poi agosto cedeva er passo ar mese mio
e l'uva grassa ce faceva da richiamo
come fusse ‘na sirena ‘n mezzo ar mare.
Ciannavamo quatti de notte tra li filari
e giù grappoli uno appresso a l'antro
fin quanno la panza gonfia nun strillava.
Che ce posso fa? Settembre m'arriporta
a ‘sti momenti de gioia ormai lontani
e li profumi che se ficcheno ner naso
nun so' sortanto quelli che ciò ‘ntorno,
ma sgorgheno nell'aria tutti l'odori
che all'infanzia me fecero contorno.
Il mio male
si chiama anima nuda
**
pallida tea
nel roseto di maggio
**
dove trasparenze di luce
ingannano i sensi
**
e lei
fonte perenne
**
annega i miei occhi
nei boschivi silenzi
**
sento l'eco del cuore
con voce spezzata
**<