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Fra tante maschere che mi difendono
Io sono l'aureo volto in ghiaccio nero
L'oscura venere cui tutti tendono
Che dell'immagine è l'angelo vero
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Ubriaca mostro la mia perfezione
Inganno squallido dietro uno specchio
E trame districo dell'intenzione
A colui che verso me porge orecchio
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Una crisalide con il suo artiglio
Uccide il ragno che le si avvicina
Con cattiveria e morbido cipiglio
Cela al mondo la sua carneficina….
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E va oltre il corpo, ci sorprende a volte,
l'inganno che è nelle anime e nei volti
al mitico PASQUINO DA TODI
SINCERI AUGURI SOMMO POETA
BACI
BRISEIDE
Sacra conversazione
Nell'ipogeico e sacro padiglione
Sollevi al ciel la patena con gli occhi
Mentre lo sguardo verso l'alto oppone
Agnese che vietò il corpo si tocchi.
Col codice in mano, sta inginocchiato
Zaccaria , su cui grande afflato posa.
IL bimbo si ritrae spaventato
Per quell'intera vita operosa.
In un rosato nimbo abbarbagliante
Troneggia la maternità:quel dono
Lega al progetto del divino amante
Il sacro e il profano nel perdono
Come un vascello nell'oceano guada
il tempo prima del suo rientro in rada
Così la tela parla e non pronuncia
Confini se al confine si rinuncia .
Come dimenticare la tua bocca,
e gli occhi trasparenti, intensi e neri;
mi guardano, socchiusi nei pensieri,
e guidano il tuo corpo che mi tocca.
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Come dimenticare le tue mani,
il peso del tuo corpo caldo e dolce
che sfiora e culla il mio e il cuore molce,
e tu che mi respiri e in me rimani.
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Come dimenticare la tua voce,
il suono dei tuoi baci e le parole
sussurrate e fuggite verso il sole
e tu che fiume scorri alla mia foce…
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E intanto fuggo , e vivo con sgomento
questi attimi di vita e di tormento.
L’ ultra bimillenaria tua ascesa
Che di mura ciclopiche si cinse
Per resistere meglio alla difesa
D’un litoral di sogno ti dipinse.
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E dopo evi di tenebre e d’oblio
Dal riemerso al Sole teatro greco
Come un sommesso grato mormorio
Di tragiche vicende giunge l’eco
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E possiamo riudir tacitamente
Dei sommi greci quegli antichi versi,
Gli accenti umani che tragicamente
Cantano gesta eterne agli universi
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Sacri luoghi ed i prodigi arcani,
ricordi ancora vivi e sovraumani.
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matricidio : CLITEMNESTRA E ORESTE
Memoria
Maggio , profuma tu la sosta inquieta
Di quest ‘anima mia stanca e confusa
Che abbandonò la luce della meta
Correndo dietro a vani errori , illusa!
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Or che pentita con iddio si scusa
Fa che la sua preghiera ascenda quieta
Degli effluvi beati circonfusa
Di primavera giovinetta e lieta.
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Oh !Bel mese tu rechi la malia
Del paradiso li’ , dov è il signore
Maggio olezzante e vago , non un fiore
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A te chiede l ardente anima mia
Ma che contempli il ciel l ‘eterno amore
Di me e d’Andrea nelle infinite ore.
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Abra (tela: giuditta e oloferne)
Abra ( caravaggio)
Abra in te sorge il contrasto stridente
Di chi nel volto giovine e turbato
Ha sguardo fiero e agisce duramente
Nel compiere un delitto sì efferato.
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Gesto cruento è il tuo e consumato,
Come d’attrice distante e precisa
La tua sicura mano lo ha mostrato
Con un coltello la testa è recisa.
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Guizza il rosso caldo sul lenzuolo
Impuro bianco ecco si colora
Di luce oscura e mentre giace al suolo
Un grido soffocato ti addolora.
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La mano stringe ancora i suoi capelli
Come serpenti paiono ribelli.
Sipario freddo, di legno dipinto
Antica luce di un sole malato
Piove da un cielo da nubi inquinato
Dure a dissolversi per pudor finto
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Da una cinerea belletta lontana
Livida e tiepida filtra sul palco
Smussa gli angoli l'ombra si fa calco
Folgorante è oro di quercia l'avana
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Visione di un arcangelo sistino
Oltre i sensi ed un mediocre valore
Il suo sfarsi sfarina nel colore
Della veste è il polveroso carmino
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Fuori da ogni clamore dottrinario
Panneggi violenti e molli in scenario.
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Sipario sollevato; quinte di legno dipinto, artificiali, quasi metafisiche. Lo spazio dell'evento non ha storia. Non è più la casupola di Nazareth, non la dimora borghese di un qualsiasi Trecento toscano, non il palazzo di nobili umanisti o l'annesso giardino di semplici in rigoglio, ma il muto palcoscenico del mondo oscurato dall'errore, lo stesso da sempre, lo stesso dell'ultimo giorno d'eterno vissuto dall'uomo, lo stesso: un peccato di fede.
Carini
Se queste lacrime si fanno sangue
Padre, non è d'amore il tuo parlare
Di falsa fede e falso onore. Langue
La mia vita racchiusa nell' espiare
Una colpa nascosta come l'angue,
E i colpi inflitti a me per estirpare
Il tuo veleno , al corpo reso esangue
Per sempre vieteranno ogni donare.
Sul muro è rimasta una rossa traccia
Di stupore e la follia ci ha dipinto
Avvinti e separati da un convito
e duro amore .Il pianto ora si affaccia
Come una voce amara d'assassino
Nel silenzio dolente del mattino.
Anima
Vedo ancora mio nonno levigare
Blocchi di marmo ancora senza forme,
Mentre bendata solevo passare
Con la mano sul senso che non dorme
Della pietra.Era calda e fuoriuscivano
Vite , immagini , e i sogni dello sguardo
Di LUI che la plasmava.La lambivano
Poi le dita con movimento tardo.
Ma ogni giorno la luce scolpiva
Con lui l'idea che non c'era e la pietra
Aspettava lo scalpello , moriva
Ad ogni colpo .Come di una cetra
Appesa al ramo : l'attraversa il vento
E il dio che canta scioglie in lei un lamento
Vicende italiane
Voi che
tra si e no o per l’assenza
Mille e una notte.
Nel vento di Sicilia quasi assente
Io ,Ifigenia mi appresto sull'altare
Il vino dalla coppa ribollente
Su di me vittima farò versare.
Ma non potranno la vita fermare
Le mille mani contro me violente,
Come una cerva ti farò gustare
D'ogni profumo l'attimo fuggente.
Il suo colore , il gusto veemente
La grande forza che mi fa vagare
Per terra e cieli , al sole più cocente
Oltre ogni meta ed al di là del mare.
Di questa terra il corpo tu berrai
Di questa terra tu t'inebrierai.
Collage
Assurdo “ Nell’impero della luce”
Ridda di nuvole e oscurità buia
E Solitaria è l ‘ombra che ricuce
Un’essenza di vita rara e fuia
La desolata e nascosta presenza
Del mistero in quegli osculi s’aggira
Genera dubbio l’ allucinata assenza
Di un cuore sordo che angoscia respira
Si corre ansanti , felici fra i sassi
Ma quando l’anima è in fauci al demonio
Senza risparmio si muovono i passi
Si scopre che nessuno è patrimonio.
Avvolto di un livido e nero velo
Il buio tetro sposa il diurno cielo.
Mirifico prodigio di natura
Tu mi lasci allibita ad ammirare
Opera sovrumana di scultura
Di quel tuo maledetto poetare.
E l'inisculta opera incantata
che attira la mia vista e l'innamora
Fa indugiare la mente infervorata
Come cibo che lento si assapora.
Per poco non mi vince lo sgomento
accarezzo quella tela e già mi scalda,
Violento , il rosso acceca il sentimento
Di quell'urlo straziante che mi sfalda.
Ne percorro ogni solco con le dita
E dell'autore è mia l'anima ardita
PS adoro intrecciare e descrivere in una forma chiusa le sensazioni che una tela può trasmettere.
Assurdo "Nell'impero della luce"
Ridda di nuvole e oscurità buia
E solitaria è l'ombra che ricuce
Un'essenza di vita rara e fuia
La desolata e nascosta presenza
Del mistero in quegli osculi s'aggira
Genera dubbiol'allucinata assenza
Di un cuore sordo che angoscia respira
Si corre ansanti , felici fra i sassi
Ma quando l'anima è in fauci al demonio
Senza risparmio si muovono i passi
Si scopre che nessuno è patrimonio.
Avvolto di un livido e nero velo
Il buio tetro sposa il diurno cielo.
Sono una neoiscritta , non capisco ancora come funziona qui dentro , e
non so a chi rivolgermi Ho postato 3 sonetti . Mi chiamo francesca ho
35 anni e sono un avv civilista , appassionata di letteratura poesia
teatro e arte.Se qualcuno gentilmente può istruirmi ,gliene sarei grata
Cordialmente
briseide
Sento un profumo di mosto selvatico
Che inebria intenso le sere d'agosto
Il cuore è preso da un ricordo estatico,
Raccolto dentro i sogni e mai deposto.
E' notte : fra le falene svegliate
Dal calore e da luci di lanterne
Si odono risa di donne eccitate
Dal giusto tempo che le fa materne.
Nella vendemmia i grappoli raccolti
D'uva ,danzando, pongono nei cesti
E sulle spalle quei vimini molti
Uomini portano via , e li diresti
Fieri di quel rito unico e ancestrale
Che darà al vino un'anima sensuale.
Si scrive sempre un po di sè si sa
e a volte è un dono fatto ad altri, un brano
di storia un pezzo d'epoca, lontano
ricordo di passata realtà.
Ma capita di colpo un nuovo mondo
che poi ti ascolta, valuta e comprende
si immagina le cose più tremende
fa analisi e si cala nel profondo.
Ma tu che vaghi qui e là lo sai
quel che hai vissuto e il dove e il come e il quando
di quel momento. Annoti ogni rimando
attentamente e poi lo getterai.
Con la gonna di Madame Bovary
Se Flaubert cerchi puoi trovarlo qui.
Briseide
Amaro è il vento che si fa parola
E in te consuma e rielabora il peso
Di un'esistenza misera che, sola,
Annulla sé nello spazio incompreso.
M'illude la tua immagine feroce
Fra innumerevoli figure d'ego
Più non rimembro né viso né voce
E il tuo nome cancello per ripiego.
Percorri ininterrotte le fratture
di vecchia meretrice che nasconde
I suoi inganni, fottendo le nature
Che libere germogliano e feconde .
E di una fama vivi senza eguale
Senza valore o misero mortale
briseide